venerdì 27 marzo 2009

Venezia, la magia di un angolo

Salgo affannata il contrastato Ponte della Costituzione. Sì, è vero non è un granché. Non si lega con il resto della città. “Si riesce a guardare al futuro rispettando il proprio passato?” mi chiedo. I ponti di Venezia non sono solo passerelle e impalcature. Sono metafore di relazioni distanti tra loro. Ti attraggono verso ciò che è sconosciuto, ti spingono ad andare oltre, consentono alla città di comunicare, permettono di superare quell’imprescindibile isolamento dal quale Venezia è nata e nel quale rischia sempre di sprofondare.
Il trolley è rigonfio di abiti acquistati per soddisfare il dress code da manager delle Risorse Umane necessario per partecipare al prestigioso convegno dell’associazione. Un coloratissimo zaino sulle spalle mi contraddice e accompagna l’andamento irregolare dei miei passi. Per un weekend ritagliato a Venezia, ho accettato un incarico decisamente mission-critical. Ora, vorrei rispedire il trolley al mittente e lasciarmi contagiare unicamente dal miraggio delle carte e delle testimonianze di Venezia che porto sulle spalle. Perché Venezia ha sempre fatto parte dei miei sogni. Era il luogo dove sarebbe stato possibile incontrarsi e dirsi addio o avere un’improbabile avventura; dove i caffè, i teatri e le orchestrine gitane erano perennemente in funzione per gente in cerca di svago.

Scendo alla stazione di Santa Lucia dopo un estenuante viaggio su un intercity scomodo e affollato. Seppur stanca e alla ricerca di un qualche punto di riferimento in una città così lontana dal ritmo vitale al quale sono abituata, mi siedo sui gradini della stazione intenta a spegnere il mozzicone di un vizio ormai acquisito. E in un istante sono avvolta da un’atmosfera che non ha bisogno di essere creata. Venezia è severa e spensierata: i suoi ponti sospesi, i dedali di calli delineano un profilo incantevole e inquietante. Mi scopro turbata dalla presenza, che avverto confusamente, degli spazi. Qui cambiano dimensione e natura. Tra le deboli luci che occhieggiano alle finestre delle abitazioni indovino la presenza di altri amici nell’attesa. Percepisco le loro voci, vedo i loro volti, il momentaneo turbamento si dissolve e non mi sento più sola.

I certificati dell’insigne antenato veneziano dettano il ritmo dei pensieri. Lo immagino contento e so di non sbagliarmi. Lo vedo sorridere, quando mi sembra di capire qualcosa. Non ho bisogno di conoscere meglio messer Tommaso. È Venezia a farmelo entrare nelle viscere, a condizionare ogni mio gesto e a farmi credere nella metempsicosi.

Quello spiazzo che s’affaccia sul Canal Grande, dove pochi gondolieri approdano e qualche seggiola di un bar trova i suoi ospiti, è il primo cantuccio che mi ha catturata all’arrivo. Mi siedo nell’angolo della quiete. Il sestiere di Cannareggio è diventato il talamo del mio silenzio. Appoggio la schiena, alzo il viso e mi lascio accarezzare dalla brezza marina. Respiro.

Venezia è vita. Venezia è poesia!

AMQ _ Contesti Poetici
Fotografie di Roberta Grosso

domenica 8 marzo 2009

LIII


Guardo il tempo passare
e mi si appannano gli occhi,
esitando sui ricordi.
Anch'io mi addormento spesso.
E mi risveglio.
Non appena me ne accorgo.



Gocce, Edizione del Leone, 2005
Fotografia Essenze di Alessandro Monforte

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