
Nella mia cantina ci sono immagini che escono con cautela.
Abituate al buio, s’impegnano a salire le scale.
Scivolano dentro casa in una nebbia sottile.
Leggere come il fumo, segnano l’aria che il polmone ha respirato.
E nella distanza dal tempo di una canzone, si rivelano sotto forma di favole.
Racchiuse in un corpo più grande di loro, oscillano nell’amniotica acqua del ventre.
Chi abita la mia casa può vederle, senza svegliarsi.
E’ memoria della pelle, questo sogno che le cellule trasformano in vita sentita.
AMQ
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